prima pagina ultime novità un po' di storia santo patrono il dialetto itinerari in rampichino sulle vie dei pellegrini foto ricordo link



Cronologia

Mallare (fino alla meta' del XIX secolo si trova anche scritto Mallere) nacque intorno all'anno mille in un periodo di pace e conseguente incremento demografico dovuto alla nuova organizzazione feudale data all'Italia dopo la vittoria sui Saraceni.
Il primo nucleo fu costruito nell'attuale frazione Eremita accanto al primo corpo dell'attuale Santuario, difeso dal castello del Miele eretto sul monte Vernaro, in un punto di ristoro lungo "la via del sale" che arrivava da Alba, dalla "Magistra Langarum", prima di incamminarsi per la dura salita di San Giacomo in direzione di Finale.
Inizialmente facente parte della Marca Aleramica, in seguito a divisioni ereditarie, nel 1130 fu compreso nel Marchesato di Savona sotto Enrico I°  il Guercio, capostipite della famiglia Del Carretto che domino' per secoli la valle.
Dopo un  periodo di  guerre, carestie, peste nera e divisioni ereditarie i Del Carretto aderirono come feudatari al Marchesato del Monferrato.
Con l'estinzione dei Del Carretto sul finire del secolo XV, l'investitura del feudo fu concessa ai Spinola, ai Vico, agli Imperiale, ad altri rami dell'estesa famiglia Del Carretto, ai Cattaneo.
Nel 1708 il Monferrato a seguito di una guerra passo' allo Stato dei Savoia. Il Duca investi' del feudo le famiglie genovesi Cattaneo e Gavotti, i Donaudi di Torino ed in ultimo Felicita Contessa Piossasco. Nel 1796 la feudalita' venne soppressa con un editto del Re Carlo Emanuele IV di Savoia.
Tra il XVI ed il XVIII secolo, i 1500 mallaresi attraversarono un periodo di benessere dato dal lavoro fisso nelle cinque ferriere "alla catalana" che producevano tremila quintali di ferro all'anno.
Durante l'occupazione napoleonica Mallare fu martoriata trovandosi vicino al Colle di S. Giacomo, punto strategico conteso tra le truppe austro-piemontesi e quelle francesi.
In quegli anni la popolazione diminui' in modo considerevole piu' che all'epoca della peste.
La vallata fu compresa nel Dipartimento di Montenotte fino alla Restaurazione del 1814:
fu annessa al Regno di Sardegna di cui segui' le sorti fino all'unita' d'Italia nel 1861.
Dal 1921 fa parte della Provincia di Savona, il resto e' storia recente.

timeline


Stemma gentilizio
della famiglia
Del Carretto

stemma delcarretto



Etimologia: la mia ricerca

Visto che le etimologie del toponimo Mallare che ho letto non mi convincevano,
ho effettuato una ricerca io.
D'appresso espongo l'idea che ho maturato:
i toponimi in forma scritta a seguito della latinizzazione ed italianizzazione in molti casi hanno perso il loro significato originario; il significato reale si può trovare analizzando i dialetti che, in parallelo alla lingua ufficiale dotta, hanno conservato un'identità propria;
nel dialetto ligure, ma anche in quelli piemontese e lombardo si può notare un substrato della parlata degli antichi celtico-liguri come ad esempio i suoni della ü e della ö non presenti nel latino (dür-duro, incöi-oggi, la nasalizzazione della n quando è finale di parola (pan-pane), nell'uso del pronome obliquo come soggetto aggregato davanti al verbo (ti t voi-tu vai), nelle mitigazioni di alcune consonanti.
Nel dialetto ligure moderno Mallare viene detto MÀLLE ed a conferma i ciò sui primi documenti pervenutici ne compare la latinizzazione Mallis. In dialetto valbormidese viene detto Màrre per il fenomeno del rotacismo (nota anche i toponimi Mrogn-Melogno, Mresciu-Millesimo).

La radice etimologica che ne deriva è MAL che nella lingua degli antichi
celto-liguri significa MELMOSO.
Mi pare una teoria del tutto plausibile dato che il fondo valle,
dove i torrenti Biterno e Cravarezza si incontrano,
nell'antichita' si presento' come una zona spesso allagata: terreni fradici che rappresentarono un tratto distintivo per una frequentata zona di transito come questa.

Infatti la strada antica non seguiva il fondovalle come ai giorni nostri ma saliva verso il monte Baiardo per poi ridiscendere a Bugile-Carcare.
Ho visionato due carte del settecento: l'alveo del Cravarezza nel tratto del Caruggio su di una, oltre ad avere un tragitto diverso dall'attuale, è contornato da un'ampia zona rappresentata graficamente da una puntinatura (sabbioso-limoso);
sull'altra il fiume ha un'altro percorso ancora e biforcandosi crea due isolotti.
Ancora nel decennio scorso la zona di Pratogrande denominata non a caso 'le ghiaie' presentava zone melmose con tanto di vegetazione palustre,
ma basta notare come si allaghi il terreno durante un'acquazzone.
Geologicamente la composizione del fondo valle è definita classe a2-1:
alluvioni non terrazzate, ghiaioso-sabbioso-limose, non alterate in superficie,
e depositi di spiaggia correlati.
A riprova di questo ordine d'idee, il toponimo curioso Castello del Miele assume il plausibile significato di: miele > mellis > mel > mehl=luogo fortificato.
Riguardo all'uso del toponimo Mallare ho notato che i documenti antichi riportano il nome Malle nelle varie declinazioni latine: Mallae (nominativo), Mallarum (genitivo) nella maggiore parte dei casi e Mallis (dativo); sugli inventari archivistici equivalenti invece si trova scritto Mallare|Mallere.
La mia conoscenza superficiale delle declinazioni latine mi porta a credere che Mall-arum sia stato tradotto erroneamente Mallar-um.
Di conseguenza non credo sia giusto ricercare un significato arcaico anche per il suffisso -are|-ere|-ar.

Per un riscontro linguistico ho scritto allo studioso Claudio Beretta.
La sua risposta e' stata:
sono d'accordo che Malle - Marre vuol dire "melmoso"

Nessuna certezza dal punto di vista geologico:
mi hanno messo in contatto con Michele Piazza il quale mi ha fatto notare che, trattandosi di sedimenti e non di rocce sedimentarie, e' difficile che si siano preservati anche nel brevissimo periodo per dei prelievi di sottosuolo attendibili.



Ferriere e carbonaie

Nel passato, la quasi unica attivita' industriale che venne in soccorso alle risorse agricole fu quella del lavoro nelle ferriere alla catalana. Per alimentare queste veniva usato il carbone vegetale nell'ordine di dodicimila sacchi all'anno per ciascuna.
Era realizzato nelle carbonaie che venivano costruite in seno ai boschi su piccoli spiazzi piani poiche' vicini al luogo del taglio e riducendone il peso al 20%; ne facilitavano il trasporto.
Queste erano delle cataste di legna ben tagliata lunga circa un metro e disposta verticalmente su due piani a formare un tronco di cono di varie misure. Veniva ricoperto con uno strato di fogliame e su di esso alcuni centimetri di terra lasciando pero' alla base un piccolo lembo circolare scoperto per dare accesso all'aria.
Al centro, legni piu' corti intrecciati costituivano un camino detto castello, chiuso alla sommita' con zolle di terra, nel quale veniva alimentato il fuoco che produceva la cottura della catasta.
Ricevendo viveri dalle mogli, i carbonai vivevano per mesi nei boschi per il taglio, la costruzione e per controllarne giorno e notte il decorso: se il mantello si fosse rotto, l'aria, rinvigorendo la combustione, avrebbe ridotto tutto in cenere.
Il carbone era fatto quando da tutto il mantello fuoriusciva un fumo color turchese, a questo punto si ricopriva con altra terra chiudendo anche l'apertura alla base al fine di soffocare la combustione e spegnere il carbone. Ogni processo durava circa dodici giorni.
Verso il 1800 con l'arrivo del ferro dalla Svezia, cesso' l'attivita' delle ferriere e dei carbonai. Quest'ultima venne ripresa durante le due guerre mondiali per la scarsita' dei rifornimenti e duro' fino agli anni cinquanta con l'arrivo del gas in bombole.


Come venne descritto nel XIX secolo

Goffredo Casalis (1781–1856) fu un abate e storico dedito a un’impresa monumentale: mappare l’identità geografica e sociale degli Stati sardi.

Il suo "Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna", pubblicato in 28 volumi tra il 1833 e il 1856, rappresenta una delle fonti più preziose dell’Ottocento.

Attraverso una fitta rete di collaboratori e informatori locali, Casalis raccolse dati minuziosi su ogni comune, borgo e castello, fondendo storia, economia e folclore in un ritratto corale del territorio.

L’estratto del Vol X che segue, datato 1842, offre uno sguardo diretto su Mallare, testimoniando la precisione e la passione documentaria di un’epoca di grandi trasformazioni.

MALLARE, o MALLERE (Mallarae, Mallae, Maleria), com. nel mand. di Cairo, prov. di Savona, dioc. di Mondovì, div. di Genova. Dipende dal senato di Genova, intend. prefett. ipot. di Savona, insin. e posta di Cairo.

Trovasi in una valle anzi fredda che no, ai confini della provincia presso la piccola Bormida, a libeccio da Acqui.

È lontano sei miglia dal Cairo, dieci da Savona, e ventisette da Acqui.

Ne compongono il comune otto quartieri denominati: del Carroggio; dell'Eremita; di Codevilla; delle Fucine; di Fornelli; di Olano; di Montefreddo; delle Acque il primo di questi quartieri contiene abitanti 323; il secondo 173; il terzo 356; il quarto 129; il quinto 66; il sesto 88; il setlimo 226; l'ultimo 80. I terrazzani che abitano nelle cascine isolate sono in numero di 156.

Le sue strade comunali, che tutte richieggono di essere riattate, conducono ai luoghi di Altare, Carcare, Bormida, Pallare, Feglino, Orco, Carbuta e Roviasca.

Mallare è discosto due miglia da Pallare, tre da Carcare, cinque da Orco, e cinque e mezzo da Roviasca.

Sotto l'impero francese veniva decretata la formazione della grande strada da Carcare a Final Marina, la quale passasse per Mallare; ma ſu poi essa tracciata lungo il torrente della Consevola, luogo alpestre e deserto.

Ora per mancanza di una comoda e rotabile via per le dirette comunicazioni col Piemonte e colla Riviera Occidentale ne hanno molto sofferto, e ne soffrono tuttavia il commercio degli abitanti delle Mallare, e quello pure dei Finalini.

Mallare è circondato, ad ostro, dalla catena degli Apennini conosciuti sotto la denominazione di monti Collabassa, Gazzano, Boggiolo, Montaldo, S. Giacomo, Benevento, Prato, Bovaro, Prato del Benevento, e giogo di Carbuta.

Il più elevato degli anzidetti balzi è quello che chiamasi il Montaldo.

Circondano pure questo villaggio altre montagne chiamate Collabruna, Croce dei Campi, Cagnazza, Colla del Pino, Berra, Fontanelle, Colla delle Bresche, Costadi Fornelli, Bracco, Montefreddo, e Piansano. Le loro sommità sono popolate di faggi, castagni, ed avellani selvatici.

I torrenti che bagnano questo territorio hanno la loro origine nei balzi da cui prendono il nome, e si chiamano perciò di Montaldo, di s. Giacomo, di Cagnazzo, del Prato dei Corsi e della Madonna della Neve. I due primi riunendosi a poca distanza dal quartiere dell'Eremita, pigliano poi la denominazione di Malletto: gli altri due si congiungono presso le fabbriche del ferro di Codevilla, e così riuniti formano il torrente detto di Cravarezza dalla valle cui esso percorre. Le sue acque servono a dar moto a due ferriere e ad un molino per la macinazione dei cereali. Siffatti edifizii stanno nella regione di Codevilla.

Il Cravarezza, è pure assai giovevole ad altri edifizii meccanici posti nei quartieri delle Fucine e di Olano.

Questo torrente non è valicato da verun ponte: tragittasi col mezzo di acconci pedali: contiene alcune trote, balbi, anguille ed altri pesci di inferior qualità.

Il territorio giace per una decima parte in pianura, il rimanente è situato in montagna. Il principale prodotto ne è quello delle castagne. Scarse ne sono le ricolte del grano e degli altri cereali. Vi abbondano le rape e le patate, che per la scarsità del fieno servono ad alimentare il bestiame.

È tenuta in pregio la canapa che si raccoglie in questo comune, e sarebbe util cosa che ne fosse più estesa la coltivazione.

Incresce ai periti dell'agricoltura che vi si trascurino le piantagioni dei gelsi e delle viti, essendovi terreni molto acconci alla loro prospera vegetazione.

Il commercio attivo più importante vi è quello delle castagne. Le selve sono anche sorgente di un notevole guadagno; quando le piante vi si credono mature al taglio, si riducono in cerchi, in legname atto al sostegno delle viti, in carbone ed in legna da bruciare; i cerchi si trasportano in Francia per lo scalo di Savona: i pali ad uso dei vigneti si vendono in Finale e nei circostanti paesi: il carbone si consuma in parte nelle ferriere locali, e in parte smerciasi nel ducato di Genova.

Fra i prodotti di questo territorio si hanno a notare alcuni minerali, cioè: Calcareo di frattura tra la scagliosa e la granellare, un po' rilucente; il suo colore è bigio-carico in alcuni luoghi, e biancastro in altri. Giace in massa su pendio a sinistra della valle bagnata dal torrente Cravarezza, ad un quarto d'ora a levante, dalle fucine di Codevilla, ov'è coltivata come pietra da calce.

Calcareo bigio, leggermente giallognolo, di frattura tra la minutamente granellare e la scagliosa. Trovasi a strati nel letto del torrente sovraccennato a 400 metri circa dal calcareo precedente, ed è come esso, coltivato ad uso di calce.

Mallare ha due parrocchie: la prima sotto il titolo di san Nicolò di Bari, sorge nel centro del paese, ossia nel quartiere del Carroggio: la seconda dedicata a s. Filippo Neri sta nel quartiere di Montefreddo. Il rettore di questa dee intervenire alle funzioni del sabbato santo e della vigilia di Pentecoste, che si fanno nella primaria parrocchia, ed offrire nel giorno di s. Nicolò una libbra di cera all'arciprete delle Mallare, per dimostrare la sua dipendenza dalla matrice. Di moderna e bella costruzione è la parrocchiale di s. Nicolò, e sarebbe assai più cospicua se avesse gli altari laterali più sfondati, e un coro ed un presbiterio di migliori forme architettoniche; oltre l'altar maggiore ne contiene sei altri. La volta del coro e la prospettiva del presbiterio furono, ha poco tempo, abbellite di stucchi di pitture.

La cappella di Nostra Signora della Rotonda posta nel quartiere dell'Eremita, vi serviva già di parrocchia: ebbe il nome dalla primitiva sua forma: venne in progresso di tempo ingrandita per cura e per le pie offerte di parrecchi divoti mallaresi; di presente è considerata come un piccolo santuario: la statua che vi si venera sotto il titolo di Nostra Signora delle grazie ed eziandio sotto quello di Madre delle Misericordie, già esisteva nel savonese santuario posto nella valle di S. Bernardo. La popolazione di questo comune insieme col clero va più volte nell'anno processionalmente a visitare questa veneratissima cappella. Duole agli abitanti, che la tenuità delle sue rendite non acconsenta di mantenervi un cappellano residente. Il piccolo santuario di Nostra Signora della Rotonda risplende di bei marmi; ne sono marmorei l'altare, la balaustra e il pavimento, marmorea è la statua che rappresenta Nostra Signora delle grazie.
La canonica trovasi attigua alla chiesa parrocchiale, e dietro ad essa, mediante il piazzale, evvi l'oratorio dei Disciplinanti dedicato a Nostra Signora della Neve.

La parrocchia di Montefreddo è pure di moderna costruzione: venne ampliata per le pie sollecitudini del benemerito D. Filippo nel 1822: contiene due altari laterali oltre l'altar maggiore. Le sta poco lungi l'oratorio della confraternita sotto il titolo di s. Bernardo.

Oltre i sopraccennati sacri edifizii, vi hanno ancora più cappelle, cioè una in Carroggio, un'altra in Olano, due nel quartiere di Codevilla, e due pure in quello delle Acque; una delle cappelle esistenti in Codevilla è propria dei signori Piantelli.

Appartiene adesso a questo territorio la chiesa di s. Maria detta di Fornelli, della quale dovremo parlare nei cenni storici del presente articolo: qui notiamo frattanto ch'essa è in forma di croce latina, contiene tre altari, ed ha annesso un convento che può alloggiare dodici e più religiosi.

In ciascuna delle due parrocchie esiste un cimitero di nuova costruzione nella prescritta distanza dall'abitato.

Evvi un'opera pia denominata delle povere Fantine. Si fu un Giorgio Belingero nativo di questo paese, che fondava tale opera nel 1455,legandole quattro luoghi sul monte di s. Giorgio di Genova. Uno dei marchesi Del Carretto per nome Aleramo, nel 1562 le faceva pure un dono di sette pezze di terreno. Lo scopo di quest'opera di beneficenza è quello di dotare cinque figlie povere ed oneste, le quali vengono estratte a sorte ogni cinque anni e dotate ciascuna di lire 112. Di presente le rendite di questa pia fondazione non provengono che da alcune piccole pezze di boschi, e da un piccolo capitale dovutole dal comune che ne paga l'interesse al 4 per 100. Da lungo tempo più non vi si ricava alcun provento dai quattro luoghi sul monte di s. Giorgio di Genova.

Nel distretto delle Mallare già sorgevano due castelli, di cui se ne veggono ancora le vestigie.

Vi si fanno due fiere: la prima il 9 di settembre, l'altra il 6 dicembre.

Si adoprano i pesi di Savona: le misure del vino sono come quelle del Monferrato.

Nella pubblica scuola s'insegnano i principii di lettura e scrittura, gli elementi della lingua italiana e le prime regole dell'aritmetica.

Gli abitanti sono per lo più robusti, vivaci e molto affezionati ai Reali di Savoja .

Cenni storici. Questa terra faceva già parte del patrimonio degli Aleramici Del Carretto, che lo riconoscevano dall'impero.

Nel 1179 Enrico Del Carretto figliuolo del marchese Bonifacio vi fondava, in espiazione delle proprie colpe, la chiesa di s. Maria di Fornelli, ed eziandio un ospedale sotto il titolo di s. Lazzaro, in cui dovevano essere provveduti dell'occorrente dodici malati poveri. Assai cospicue furono le dotazioni da lui fatte così a quel tempio come a quest'opera di pubblica beneficenza.

Probabilmente la prima chiesa che vi si aprisse al culto cattolico si fu quella di s. Maria, la quale venne perciò saggiamente fabbricata nel perimetro delle Mallare, di Pallare e di Osiglia, nel sito tuttora denominato Fornelli, che anticamente era compreso nel distretto di Cosseria.

Bertrando arciprete di Millesimo era quegli che veniva chiamato a reggere questa novella chiesa eretta in parrocchiale. Ne prendevano quindi il governo i monaci di Ferrania, i quali adempivano esattamente gli obblighi imposti dal pio fondatore.

Guglielmo prevosto di s. Pietrodi Ferrania, e Guglielmo di S. Vittoria procuratore di s. Maria di Fornelli, facevano el 1285 una permuta di beni stabili per riunire le possessioni della Ferraniana canonica e di questa parrocchia.

Cresciutavi poi notevolmente la popolazione, si pensò a fabbricare una parrocchiale, e i malleresi innalzarono perciò il tempietto della rotonda, di cui toccammo più sopra.

Dopo le vicende a cui soggiacque la canonica di Ferrania, e che vennero da noi riferite nell'articolo Cairo di Savona, vol. III , pag. 292 e seg. , la chiesa di s. Maria fondata nel territorio delle Mallare, fu eretta in abbazia mitrata sotto il titolo di s. Maria di Fornelli: i beni che ne formano la dotazione vennero conceduti (1825) in enfiteusi a Giacomo Ponzone da Sua Eminenza il cardinale Giuseppe Morozzo arcivescovo, vescovo di Novara.

Il feudo delle Mallare, dacchè ne fu spogliato per sentenza uno dei marchesi Del Carretto, venne nelle mani dei signori Marini Gavotti e Cattaneo, nobili genovesi. Quando spettò al Monferrato n'ebbe il superiore dominio il Duca di Mantova.

Nel 1708 la comunità e gli uomini delle Mallare furono lieti di prestare omaggio di sudditanza all'Augusto Sovrano Sabaudo, che ne diede i diritti signorili alla casa Donaudi di Torino.

Mallare faceva già parte della provincia d'Acqui, ed era sotto il senato di Casale. Un suo proprio giudice presiedeva agli affari di giustizia, proferendo le sentenze per qualunque fatto così civile, come criminale: da' suoi giudizii per altro eravi l'appello al tribunale superiore. Per le cose spettanti al divin culto, dipendeva dal vescovo d'Alba.

Negli anni 1736 e 1744 le truppe francesi e le spagnuole vi si appostarono sul monte S. Giacomo, ma non vi accadde alcun fatto d'armi.

Molte furono le militari fazioni avvenute sui balzi che circondano questo paese negli anni 1794-95-97-99 e 1800; a tal che le posizioni di Montaldo, S. Giacomo e Giogo di Carbuta furono prese e riprese con vario successo delle schiere belligeranti. I terrazzani delle Mallare si risentono tuttora delle funeste conseguenze di que' bellici scontri; e mostrano le rovine di alcune case state poste in fiamme nell'invasione delle truppe di Francia.

Nel corso delle età questo paese dovette più volte comportare gravi danni statigli cagionati dall'escrescenza delle acque de' suoi torrenti. Già nel 1744 ne fu così forte una piena, che atterrò e seco trasse il palazzo del conte Gian Giacomo Cattaneo De-Marini, che sorgeva in vicinanza del torrente Cravarezza. Alcune persone che erano ditenute nella carcere esistente in quel palazzo, vi lasciarono la vita. Molto nocevoli vi furono pure le inondazioni accadute nel 1824 e nel 1859.

Quando il Piemonte per le trascorse vicissitudini fu riunito alla Francia, Mallare faceva parte della vigesimasettima divisione militare: fu dapprima sotto il cantone di Spigno, e quindi sotto quello del Dego. Dopo l'unione della Liguria all'impero venne compreso nella vigesimaottava divisione, nella prefettura di Savona e nel cantone del Cairo.

Dopo il felicissimo ritorno dei Reali di Savoja nei loro Stati di terraferma, appartenne alla provincia di Mondovì, e fu aggregato al mandamento del Cairo. Tostochè il ducato di Genova fu unito al Piemonte, questo comune fu compreso nella provincia di Savona.

Mallare a buon diritto si onora dei seguenti personaggi:

Oderico Del Carretto de' conti delle Mallare distinto letterato e poeta: si hanno della sua penna due volumi di poesie, stampati in Pavia l'anno 1617.

Giovanni Vico tenente colonnello d'infanteria: si distinse negli assedii di Savona e di Cuneo: ebbe difficilissime incumbenze, e le adempì con piena soddisfazione del ministero della guerra, siccome appare da lettere di S. E. il conte Bogino: affezionatissimo alla R. Casa di Savoja, ricusò gli impieghi e gli onori che gli vennero offerti da Bonaparte: cessò di vivere nel 1805.

Il cavaliere D. Ottavio Moreno, dottore in ambe leggi, canonico della metropolitana di Torino, abate di s. Maria di Cavour, economo generale regio ed apostolico de' vescovati e delle abazie vacanti, ecc. Mirabili sono la saggezza e lo zelo con cui adempie gli obblighi di quest'alta sua carica. Le molte sacre orazioni da lui dette in occasioni di straordinarie solennità religiose, e poi mandate alla luce, fanno fede del suo grande valore nell'eloquenza del pulpito. Nel tempo in cui trovossi applicato ai regii archivii, si occupò d'ordine superiore a dilucidare molto ardue ed importanti materie di diritto canonico; ed il suo lungo e dotto lavoro ottenne i plausi dei sapienti da cui fu esaminato. Malagevoli affari vennero da lui trattati con buon succedimento presso la Santa Sede, a cui lo mandò Sua Maestà il piissimo Re Carlo Alberto.

Monsignor Luigi Moreno, fratello del precedente, prelato domestico di Sua Santità, assistente al Soglio pontificio: nacque il 24 di giugno del 1800: fu consecrato vescovo in Roma il dì 23 settembre 1838. La diocesi d'Ivrea è lieta di avere in lui un egregio pontefice.

Il cavaliere Giuseppe Imperor: seppe acquistarsi così grande stima nella carriera militare, che dai più bassi gradi della milizia fu sollevato a quello di maggior generale, ed è ora comandante della cittadella di Torino.

Popolazione 1597.




Creative Commons License
Questa opera e' pubblicata sotto una Licenza Creative Commons